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Prof. Emanuele Caldarera

Il Prof. Emanuele Caldarera nacque a Chiusa Sclafani il 30.11.1905 e morì a Palermo il 21.04.1962. Fu un illustre chirurgo,
allievo del Prof. Latteri. Esercitò per molti anni l’attività di chirurgo e di medico nella clinica universitaria di Sassari, Pisa, Messina e Palermo. Svolse per lungo tempo l’attività anche nel suo paese natio.
Egli fu un chirurgo dal carattere simpatico, dinamico sempre sorridente amava la vita e spesso nelle conversazioni con gli amici soleva dire: “Vorrei vivere quanto un corvo”! Sicuramente perché amava la vita e voleva vivere di più dei corvi imperiali che sono uccelli piuttosto longevi e spesso sfiorano gli 80 anni.
Purtroppo il suo destino non glielo permise perché morì ancora giovane. Nei momenti di riposo si ritirava nella sua tanto amata casa di campagna nella località “quaranta” dove scriveva, come diceva lui, “scarabocchi” che invece erano espressione del suo animo sensibile e puro.
La sua poesia tanto originale, in dialetto siciliano, viva e sensibile come il suo cuore, ricordava fatti comuni e cose del suo passato.
Una sua Poesia in lingua poetica siciliana:
Matina d’estati
Ma tu ricordi ancora ‘dda matina?
L’ummira frisca, c’ammantava l’aria
d’un voscu umidu, nì tinìa vicinu
su l’erva virdi, tutta raccamata
di margariti e russi paparini.
Lu cantu di ‘na turtura accurata
d’un merlu, tra li rami, ‘u friscu acutu
in ‘dd’oasi di paci sulitaria
davanu un sensu di profunna quieti.
La to biddizza tutta riciurìa
di sana gioventù ‘n’ardenti oduri
diffunnivi tutt’attornu all’aria
e davicaluri e gioia a lu me cori.
Tu chi sintivi lu stissu miu disìu
c’un avidu suspiru mi dicisti
strincennumi a lu cori: tu si miu.
Trasposizione della Poesia in lingua italiana:
di Totò Mirabile - Mattina d’estate
Ma tu ricordi ancora quella mattina?
L’ombra fresca, che ammantava l’aria
d’un bosco umido, ci teneva vicini
su l’erba verde, tutta ricamata
di margherite e rossi papaveri.
Il canto di una tortora accorata
d’un merlo, tra i rami, il fresco pungente
in quell’oasi di pace solitaria
davano un senso di profonda quiete.
La tua bellezza tutta rifioriva
di sana gioventù un ardente odore
diffondevi tutto attorno all’aria
e davi calore e gioia al mio cuore.
Tu che sentivi lo stesso mio desiderio
con un avido sospiro mi dicesti
stringendomi al cuore: tu sei mio...
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